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LE RICADUTE INDUSTRIALI DEI PROGETTI MILITARI IN CAMPO SPAZIALE
Maria Ines Aronadio - Dirigente ICE
Dunque, il mio discorso ovviamente trae spunto da quello che è il titolo di questo Forum e non tanto da quello che è il titolo di questa sessione pomeridiana del Forum stesso, in quanto i nostri interventi sono degli interventi rivolti orizzontalmente all’alta tecnologia. E quindi, io mi riferirò al titolo che cerca di creare un collegamento tra la scienza e il commercio. Sono qui per illustrare infatti il caso di una metodologia, potremmo dire di successo sperimentata negli ultimi cinque anni dall’Ice, dall’Istituto nazionale per il commercio estero, che ha come obiettivo proprio quello del rafforzamento della competitività del prodotto italiano, ed in particolare quello delle piccole e medie imprese nel campo dell’alta tecnologia attraverso un costante collegamento tra ricerca scientifica, l’industria italiana e i grandi gruppi industriali. L’Istituto nazionale per il commercio estero si occupa, come voi sapete, della promozione del made in Italy attraverso degli strumenti tradizionali che possono essere le fiere, i seminari, i convegni, i workshop. Ma ha creato anche una sezione, che appunto si chiama Cooperazione ai rapporti con l’Unione europea e l’Organizzazione mondiale del commercio, che ha come obiettivo appunto non tanto la vendita del prodotto quanto proprio la creazione di partneriati attraverso l’utilizzo di strumenti bilateriali, cioè di finanziamenti tra l’Italia e i paesi terzi e strumenti multilaterali che derivano invece, oltre che evidentemente dalla Commissione europea, anche da organismi internazionali come la Banca europea, la Bers, la World Bank e tutte le banche multilaterali. Per iniziare, per avviare quest’attività nel campo della cooperazione e nel campo dell’alta tecnologia siamo partiti da una serie di assunti che sono sicuramente noti a questa platea di specialisti. E cioè che, innanzitutto, l’Europa rispetto a Stati Uniti e Giappone è molto indietro in termini di rapporto della spesa per investimenti in ricerca rispetto al prodotto interno lordo sia in termini di numero di ricercatori che in termini di numero di brevetti ed esportazioni di alta tecnologia pro capite. Come tutti sanno, il numero dei brevetti presentati da tutte le università italiane in un anno è in media di circa settanta, che è un numero che equivale o è inferiore al numero dei brevetti mediamente presentati da un’unica università statunitense. La percentuale di imprese innovative in Italia che hanno accordi con università è pari a circa l’uno, due per cento contro una media del dieci per cento in Europa, con delle punte molto elevate in Finlandia dove raggiungiamo il 55 per cento e in Irlanda dove arriviamo al 18 per cento. In sintesi, l’Italia è il paese è il paese dove la spesa pubblica e privata in ricerca e sviluppo è tra le più basse, dove gli accessi a Internet sono relativamente pochi. La produzione di brevetti molto limitata, le esportazioni sono prevalentemente concentrate nei settori tradizionali con una quota modesta di prodotti nelle tecnologie più avanzate e dove è irrisoria l’incidenza di investimenti in venture capital. D’altra parte sappiamo che nei recentissimi anni il mutamento del quadro mondiale dell’alta tecnologia è stato pervasivo e profondo, lasciando sempre più spazio a degli elementi di rafforzamento del prodotto che hanno un alto tasso di immaterialità. Quindi, cosa fare all’interno di questo contesto, soprattutto per le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’alta tecnologia? Agli inizi degli anni novanta bisognava innanzitutto valutare gli interessi e le proposte già esistenti nel campo della ricerca in Italia. In una prima fase, abbiamo quindi cercato di avviare contatti con comparti tecnologici, centri di ricerca e associazioni di categoria in Italia. Questi soggetti hanno fornito indicazioni strategiche, progetti di sviluppo tecnologico di eccellenza sul territorio italiano, richiesta di individuazione di partner stranieri e di finanziamenti mirati alla ricerca e allo sviluppo offerti da organismi internazionali. Sulla base di queste indicazioni abbiamo individuato delle aree mercato target. Le aree mercato indicate dai centri di sviluppo sono state soprattutto l’Europa, gli Stati Uniti e il Canada. E’ stato così che abbiamo deciso di partire con un progetto a scambi tecnologici in Usa e Canada, stabilendo immediatamente un punto di contatto permanente sia presso l’Ice di New York che presso l’Ice di Toronto. Il centro alta tecnologia, che viene gestito da un trend analist, laureato ovviamente in materie scientifiche oltre che esperto di marketing per i prodotti, il quale ha proprio il compito di svolgere un’azione di scouting per tutte le opportunità offerte nel campo dell’alta tecnologia ai soggetti italiani. Con soggetti italiani intendo sia le aziende che i centri di ricerca. Com’è noto, in Nord America molto più che in Europa gli istituti di ricerca sono il volano della ricerca scientifica, dell’evoluzione tecnologica. Essi effettuano non solo ricerche con fondi e per conto di grandi aziende, grandi gruppi, ma utilizzano a questo scopo anche delle aree nelle quali stabiliscono dei laboratori di ricerca, che si chiamano appunto Aree di sviluppo tecnologico, utilizzando anche servizi, tecnologie e know-how sviluppate dagli stessi istituti. Dagli accordi con questi centri nordamericani è nato un primo nucleo di attività promozionali del progetto scambi tecnologici. Le azioni promozionali realizzate dal ’97 al 2000 hanno portato alla creazione di joint venture, alleanze strategiche e trasferimenti in tecnologia per il rafforzamento della competitività delle piccole e medie imprese italiane. Contemporaneamente, ma soltanto in anni più recenti, si è venuta delineando in maniera più forte una strategia europea nel settore dell’alta tecnologia. Stamattina veniva citato, appunto, il rapporto Delors, e più recentemente menzionerei l’importanza che la commissione di Prodi ha dato alla creazione di una società dell’informazione promuovendo quindi, ovviamente, la continuazione del quinto programma quadro, recentemente determinato, e il finanziamento del sesto programma quadro il quale ha condizionato evidentemente le nostre scelte promozionali. E proprio dal quadro di ricerca e sviluppo della Commissione europea che abbiamo derivato una metodologia di lavoro che ci ha consentito di realizzare una serie di progetti, con la realizzazione di dodici workshop in Europa. Sono dei Met come li chiamano in sintesi i francesi, che dal ’97 al 2000 hanno portato alla creazione di una serie di alleanze. In particolare, per il settore aerospazio ricordo il Met aerospace di Napoli che nel 1999 ha riguardato 32 grandi gruppi internazionali e 90 piccole e medie imprese provenienti da Unione Europea, Stati Uniti, Canada e Cina. Il secondo progetto di rilevanza fondamentale è stato un progetto cofinanziato dalla commissione europea, realizzato ad Atlanta nel giugno 2001 in occasione di “Supercomm 2001”, che si svolge appunto ad Atlanta, in Georgia, in occasione del quale abbiamo avuto una serie di contatti con grandi gruppi americani. Il contesto di questo programma è il programma TASBI della Commissione europea che la Transatlantic Small Business Initiative che ha proprio lo scopo di avviare un dialogo tra l’Europa e gli Stati Uniti nel campo della tecnologia. Queste è un elemento, credo, molto importante. Un programma che teoricamente dovrebbe cercare di abbattere una serie di barriere che sono anche attualmente esistenti con il Nord America. Da ultimo, vi segnalo l’iniziativa comunitaria Euroforum. Questa iniziativa, sempre realizzata col finanziamento della Commissione, vedrà la realizzazione dal 28 al 30 di novembre di quest’anno a Torino di un workshop dedicato proprio al settore aeronautico e aerospaziale. Tutte le attività che abbiamo elencato, che sono a sostegno di una strategia europea per l’alta tecnologia, sono state promosse non soltanto dall’Istituto per il commercio estero ma da una serie di organizzazioni europee tra le quali figurano innanzitutto il Comitee Richelieu, che come è noto a sede in Francia, e altre organizzazioni che si occupano esclusivamente di ricerca e sviluppo e che hanno sede in Regno Unito, Irlanda, Germania, Svezia e Spagna. La lunga intensa collaborazione tra l’Ice e le organizzazioni europee ci ha permesso di creare un’efficace metodologia di lavoro e di creare anche un portafoglio di trecento aziende italiane specializzate in diversi settori, tra cui oltre all’Aeronautica anche le telecomunicazioni, l’information technology, l’energia, l’ambiente, la difesa e la robotica. In particolare i workshop che noi realizziamo, e dunque anche il workshop che si terrà a Torino, cioè l’Euroforum, prevede la realizzazione del progetto stesso attraverso quattro fasi. Innanzitutto l’analisi dei bisogni che provengono dai grandi gruppi. E sulla base di questi, l’identificazione di quelli che sono i settori di interesse dei grandi gruppi che ricercano dei partner. Sulla base delle indicazioni dei grandi gruppi redigiamo una lista di sottoprodotti che poi andranno a identificare le piccole e medie imprese che parteciperanno all’iniziativa stessa. Una volta ottenute queste schede dalle piccole imprese, facciamo un match making tra le richieste dei grandi gruppi e la descrizione delle attività delle piccole e medie imprese e organizziamo un’agenda di incontri bilaterali prima ancora che abbia inizio la manifestazione. La selezione delle PMI in grado di rispondere quindi al bisogno dei grandi gruppi rappresenta lo step fondamentale per parametrare le aziende secondo i loro punti di forza, il loro livello di internazionalizzazione e la capacità di innovazione tecnologia. La terza fase corrisponde alla realizzazione dell’evento. L’evento dura in genere uno o due giorni e durante l’arco della giornata ci sono trecento appuntamenti durante i quali ciascuna impresa può presentare la propria proposta di partneriato. Il follow up di queste manifestazioni permette di valutare i risultati ottenuti e di seguire le eventuali alleanze strategiche con suggerimenti, consulenze e rafforzamento, se fosse necessario, anche della parte contrattuale. Questo patrimonio di esperienza ci ha portato anche a pensare, come seguito di questo Euroforum di Torino, alla possibilità di creare un virtual market, cioè di utilizzare tutte le schede che ci vengono proposte e da grandi gruppi e da piccole e medie imprese per metterle in un circuito internazionale che verrebbe coperto attraverso la nostra rete di 104 uffici nel mondo 16 in Italia. Io concluderei dandovi soltanto una slide nel quale vengono elencati i sottosettori che saranno presenti ad Euroforum a Torino. E direi, in sintesi, che quello che cerchiamo di mettere a punto è proprio questo strumento, questi due strumenti fondamentali per collegare ricerca e impresa, in particolare grandi imprese e piccole e medie imprese. Innanzitutto, il rapporto tra i centri di ricerca università italiane e università straniere. Questo strumento della ricerca partner che si avvale appunto dell’analisi dei bisogni dei grandi gruppi. E, da ultimo, la creazione di questa finestra tecnologica che speriamo sarà il mercato virtuale per accelerare gli incontri tra i progetti italiani e dell’Unione europea e quella di altri paesi, fra cui in particolare l’area Nordamericana. Grazie.
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