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INDUSTRIE AEROSPAZIALI E COSTELLAZIONI DI SATELLITI
Silvano Casini - Amministratore Delegato E.L.V.
Debbo dire che, dovendo parlare di costellazioni, ho preferito prendere un esempio concreto e, vista la popolarità del soggetto, ho preso come esempio quello del Progetto Galileo. Farò una presentazione a proposito del fatto che questo progetto è veramente multidisciplinare, non solo dal punto di vista scientifico e tecnico ma anche dal punto di vista di altre discipline che noi ingegneri, quando partiamo nei grandi progetti tendiamo a non considerare, ma che poi hanno un impatto rilevantissimo nello svo lgimento dei progetti e nell’utilizzazione dei risultati di questi progetti. Quindi, dirò delle cose che come sempre, quando si viene in coda a presentazioni di progetti molto popolari, riprenderanno argomenti già toccati. In particolare ad argomenti che sono stati toccati dall’ing. Marconicchio, nell’ordine, dall’on. Giovine e anche dall’ing. Franco Malerba. Allora, il progetto Galileo, come dicevo, dal punto di vista tecnico-scientifico è uno dei più complessi e multidisciplinari progetti che si conoscano. Però, vi sono anche altri aspetti importanti che sono stati ampiamente toccati. Diciamo che repetita iuvant. Ci sono delle discipline (definisco tali, come disciplina, anche quella del management che non è solo una tecnica, è una anche scienza e un pochino anche un’arte) relative agli aspetti finanziari, al finanziamento del progetto. Ci sono quelle dei regolamenti internazionali che devono essere adottati perché, abbiamo sentito dire, questo è un progetto globale e quindi inevitabilmente va a toccare interessi o mercati. E quindi, comunque, sempre interessi anche di altri Paesi. E poi vi sono delle leggi internazionali, diritto internazionale che avranno un ruolo importante nello sviluppo e poi nell’utilizzazione del progetto, con i conseguenti trattati che potranno essere bilaterali, multilaterali e quanto altro. E infine, non ultime, le problematiche legate a quella che definisco qua Problemi di politica estera. Che, naturalmente, non sono di politica estera dell’Italia ma sono di politica estera dell’insieme Europa. Ah, scusate, volevo anche fare un accenno. A dimostrazione della stretta collaborazione che abbiamo in Europa nel settore dei lanciatori, ormai, e del fatto che, come giustamente sottolineava prima il dott. Sorrentino, si deve parlare del sistema Kourou, quindi di un’Ariane Space che opera su più lanciatori. La collaboratrice, alla mia sinistra, per la presentazione di queste cose è di Ariane Space, quindi siamo già integrati, ampiamente. Allora dicevo, management. La proiezione ultima dell’ing. Viriglio dimostrava ampiamente la complessità della struttura che deve essere implementata. Ora, questa complessità non è soltanto una complessità di tipo organizzativo ma presuppone tutta una serie di rapporti legali, contrattuali, procedurali che debbono essere definiti nel dettaglio al fine di non creare poi problemi nell’attuazione, prima del sistema, nella sua messa in opera, e poi nell’utilizzazione dello stesso. Devono essere probabilmente strutture diverse nelle varie fasi del programma, devono essere strutture che verranno decise in base ad accordi che devono essere raggiunti con le massime entità del settore europeo. Minimo il Parlamento europeo, il Council europeo, la Commissione europea, l’Esa, più altri organismi nazionali e internazionali (per esempio Eurocontrol), più altri partner che possono essere agenzie nazionali, quindi ancora partner pubblici, e poi privati perché si desidera che il progetto, in un punto “x” della sua vita, veda l’afflusso di capitali privati attraverso quella che viene definita la partnership pubblicoprivata. Quindi, è un sistema di management che… noi vediamo le risse che succedono nelle società, tutto sommato, nazionali piccole quando nei consigli di amministrazione vi sono enti o persone con divergenze di vedute. In un progetto di questo tipo occorre veramente arrivare a definire tutto molto bene perché ad ogni cosa lasciata al caso può diventare una zeppa. Non di blocco ma di rallentamento del progetto. Un esempio lo indico lì in basso: alcune incertezze sulla struttura manageriale hanno fatto sì che la fase di definizione che doveva completarsi nel 2000 si completerà nell’arco di quest’anno. Questo dimostra la sensibilità del programma ai problemi manageriali. Una piccola parentesi: non intendo dare indicazioni di soluzioni, intendo soltanto far emergere la complessità di questo tipo di progettoprogramma. Complessità che poi, in ben minor misura, si ritroverà per forza anche in altri tipi di costellazioni operative. Mi aspetto che anche per Cosmos sorgano parecchi problemi di questo genere, e naturalmente a un livello molto inferiore, come accennavo. Altra disciplina. Noi sappiamo che, per esempio, il projet financing è di per sé ormai una disciplina finanziaria importante. Il progetto, come dicevo prima, nella visione della Comunità europea, o della Commissione europea, è un progetto che, da un certo punto in poi, dovrebbe essere finanziato con tecniche di project financing e con la partecipazione di investimenti fatti da privati. Ora non è così semplice convincere dei privati o delle grandi banche, che sono quelle che si occupano di fare project financing, a investire in un progetto per il quale il costo definitivo è un moving target, come in tutti i grandi progetti. Non è che sia questo, come dire, una caratteristica tipica di Galileo. Tutti i grandi progetti partono con delle previsioni e durante la loro vita queste previsioni subiscono degli assestamenti quasi sempre in senso di maggiorare i costi. Quindi, chi fa un investimento e conta di avere certe revenues poi, che consentano sia di pagare i capitali investiti sia di garantirne il recupero. Beh, può fare questa cosa anche con un costo totale che sia, come dicevo prima, un moving target, ma occorre mettere a punto delle tecniche finanziarie particolarmente raffinate, in modo da dare la garanzia che sia poi questo ritorno a chi ha dato questi soldi. Che sia un moving target lo indicano quelle cifre lassù. Nel ’99 si prevedeva un costo totale di 2.2 miliardi di euro, a luglio di quest’anno era 3.2 e abbiamo sentito adesso che era tra tre e quattro. Poi, forse, l’ing. Marconicchio ha messo una nota di pessimo da tre a sei. Comunque, questa è una situazione. Il project financing richiede quindi una messa a punto di tecniche finanziarie particolarmente complesse e delicate che interesseranno, poi, una moltitudine di enti finanziarie. L’altra cosa è che per garantire dei ritorni, diciamo per garantire del fatturato degli incassi che consentano di remunerare i capitali, è importante che ci sia la sicurezza che il mercato possa dare queste revenues. Può darsi, come accenno qua, siano necessarie delle regolatory action: cioè imporre che chi utilizzi un certo servizio lo paghi a livelli non inferiori a tot. Quindi non tanto a livelli di quelli che potrebbero essere di mercato ma a livelli come noi paghiamo per la televisione, per esempio, potrebbero esserci delle conseguente di questo genere. Sempre al fine di poter garantire afflussi privati nella fase di finanziamento. E da qui ho messo un piccola nota finale: bisognerà anche decidere come organizzarsi per ottenere questi pagamenti. Ci sono naturalmente in ogni Stato queste cose. Ma, al limite, l’Europa potrà imporre queste cose all’interno del proprio territorio. Come imporle all’esterno del territorio? Ha un sistema globale quindi. Che vuole garantire i quattro metri a livello globale. Quindi, a causa di questa situazione, di questi aspetti finanziari si creano poi delle conseguenze che vanno tenute in considerazione per le altre questioni: accordi internazionali e cose di questo genere. Aspetti di regolamenti. Ecco, il sistema deve assicurare l’accuratezza, la precisione e la propria integrità. E questo richiede che vi siano definizioni. Definizioni che diventino, come dire, un dettato contrattuale, legale che deve essere rispettato dal sistema. Ma poi occorre anche tutto sia certificato. Ora, certificare l’accuratezza, la precisione e l’integrità del segnale è una cosa che già il sistema, la struttura organizzativa del sistema può garantire. Ma devono essere certificati anche i terminali che utilizzano questa cosa, altrimenti può essere illusoria la precisione. E quindi anche qui occorrerà raggiungere a livello europeo, quanto meno, dei punti comuni. Tutte cose possibilissima ma, voglio dire, devono essere pensate e pensate in tempo altrimenti le cose vanno poi per le lunghe, con conseguenze economiche. Naturalmente, questo significa che la Comunità europea deve fare questi regolamenti definendoli con le organizzazioni internazionali più interessate all’uso del sistema. E qui sappiamo che c’è Eurocontrol, ci sono gli enti internazionali marittimi, ma probabilmente sono solo l’inizio della lista. Si dovrà avere, come dire, fasi dialettiche molto importanti anche con una miriade di altre organizzazioni. Ecco, qui tocco un aspetto. Diciamo che ci sono problemi di diritto internazionale evidenti. E’ stato menzionata dall’ing. Malerba la sovranità. La sovranità significa poter fare, avere il diritto di fare ciò che si vuole o ciò che si ha bisogno di fare indipendentemente da altri. Ma, in un sistema globale che cerca di avere utilizzatori nel resto del mondo, questa sovranità deve essere esercitata in base non so se a leggi internazionali o comunque una giurisprudenza internazionale che deve essere formata o si formerà in corso d’opera. La proprietà del sistema è anche un problema importante e la responsabilità conseguente dall’uso del sistema. Allora, arrivo all’ultimo punto, che rientra un po’ in quelli toccati precedentemente: questioni di politica estera o diplomatiche. Ecco, una cosa che in questi giorni è presente a tutti: c’è il problema della sicurezza. Ora, il problema sicurezza qui lo tratto solo dal punto di vista di situazioni internazionali tese. Noi sappiamo che durante la nostra spedizione in Bosnia gli americani hanno oscurato il Gps sulle zone interessate. L’hanno oscurato perché con l’uso del Gps i missili tattici, di proprietà dei serbi, diventano molto più precisi e quindi potevano colpire con maggiore precisione le truppe nostre. Allora, in un caso di questo genere, come oscurare Galileo? L’Europa non lo oscura se le guerre, le situazioni tese sono nel Sud-est asiatico? Volendolo oscurare, a richiesta di quale organizzazione? Naturalmente ci devono essere delle regole. E poi c’è un aspetto anche molto pratico. Lo oscuriamo: in quel momento gli utilizzatori privati vengono privati del servizio. Quindi sono revenues che il sistema perde e gli investitori privati o i partner privati nella struttura, nella società (diciamo così) internazionale che deve gestire Galileo come vengono ripagati di questa perdita che dipende da una decisione degli Stati. Era solo per dire questi pochi punti, così come li ho toccati. Li ho toccati solo per dire che progetti di questo genere richiedono la messa in moto in Europa di attenzioni e di esperienze che vanno ben al di là di quelle tecnico-scientifiche e che, grazie a Galileo, a opera compiuta l’Europa avrà acquisito delle capacità che le potranno essere utile per meglio competere in altri grandi progetti nel resto del mondo. Grazie.
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