|
|
Indice degli interventi Download atti (.pdf/1,25MB) Home |
|
 |
| INDUSTRIE
AEROSPAZIALI E COSTELLAZIONI DI SATELLITI |
Guglielmo
Castagnetti - Senatore, Capo Dipartimento
Ricerca "Forza Italia" Credo che scuserete che questo
intervento conclusivo della mattinata si discosta dal tono,
dalle argomentazioni, diciamo pure dalla competenza che ha
caratterizzato quelli che lo hanno preceduto. Sono stati
interventi tutti di altissima qualità tecnica, di grandi
responsabili della vita industriale e della vita scientifica
del Paese. Oggi però, credo che anche oggi sia risultato con
tutta evidenza, del resto l’intervento dell’ing. Casini lo ha
confermato, che al fine di questo ragionamento però o troviamo
anche il bandolo di una matassa politicoistituzionale oppure
rischia di vanificarsi una serie di energie, competenze,
capacità e risorse che pure sono in campo e sono davvero molto
apprezzabili. C’è quindi, secondo me, in questo bagno salutare
di tecnica, di progettualità, di industria, di tutte queste
cose, di scienza c’è bisogno di riprendere un ragionamento
politico. Senza del quale credo che, ripeto, rimane un po’
tutto incerto, dubbioso e tante altre cose. Si è parlato di
Galileo. Parto di lì proprio per non fare affermazioni
apolitiche, ma tirarle fuori dalla realtà del vostro
dibattito. Si è parlato di Galileo. Eh, Galileo, ci diceva
giustamente l’ing. Casini: chi oscura Galileo? Eppure la
questione… Chi è il dominus di Galileo? Galileo, tutti
sappiamo che è strategico. Ma chi è lo stratega? Cioè a quale
tipo di strategia obbedisce questo fatto strategico? E può
esserci un fatto strategico senza strategia e senza strateghi?
E credo che è veramente il nodo del problema della politica,
in questo caso europea, nel settore. Perché la Commissione è
davvero sovrana di questa situazione? Tutti vi siete
lamentati. Io ho seguito il dibattito in maniera frammentaria
ma abbastanza per capire che nessuno è convinto che la
Commissione europea abbia in pugno la progettualità delle
realizzazioni in campo satellitari, in campo… Nessuno ne è
convinto. Il Parlamento europeo, io credo che l’ing. Malerba
potrà dirci che è dominus proprio di nulla in questo senso.
Nel senso che, per carità, interviene, ne parla. Quando è
sollecitato autorevolmente come per cinque anni ha fatto
l’ing. Malerba, ne parla anche bene. Ma non si può dire che è
l’espressione, diciamo, è quella che detta gli obiettivi, che
controlla la realizzazione degli obiettivi, realizza la
comunicazione fra tutte le energie che possono confluire,
convergere verso quell’obiettivo. La prossima conferenza dei
ministri: certo, tutti attendiamo novembre, grande conferenza.
Sarà questa finalmente il dominus, lo stratega? Sarà questa
che metterà insieme tutti i tasselli? Abbiamo dubbi. Parto da
questo discorso sui dubbi (e dall’Europa per venire anche
all’Italia, ovviamente, anche perché su questa, forse, qualche
responsabilità è giusto che ce la prendiamo in più) per
sottolineare come se siamo tutti convinti, e voi lo avete
dimostrato e lo vivete quotidianamente, che il settore di cui
parliamo (il satellitare, la possibilità che essa offra una
serie di… dall’ambiente alla difesa, alla politica estera,
cioè che tocca tutta una serie di situazioni vitali) oggi
evidenza con maggior forza come l’Europa o riesce a darsi
davvero delle linee di indirizzo politico e quindi può in
qualche modo, se occorre, oscurare Galileo, per rispondere
alla domanda dell’ing. Casini, oppure io credo che la
situazione di disagio che si avverte parlando con ognuno di
voi. Che c’è in cui a questo settore si dedica per professione
o perché le sua aziende… è destinata a permanere. E’ una
situazione di disagio che non è riferita alla scarsità di
risorse. Io credo che la possibilità globale di destinazione
di risorse sia sufficiente ad attivare, se ben integrata col
privato (qui entriamo in molti argomenti), se troviamo i
meccanismi per favorire la partecipazione non solo delle
solite aziende. Non dico in termini negativi ma in termini di
creare anche per loro lo stimolo della concorrenza, lo
stimolo, in qualche modo, del fattore rischio che sappiamo
quanto può… Oggi le aziende, anche le più qualificate, le più
capaci, quelle in grado di reggere sul mercato devono
orientare le loro risorse più ad acquisire benevolenza che a
spuntare proposte competitive. Ma non è limite loro, è il
limite di un sistema che gioca così. Allora. Quindi non credo
che sia tanto il problema delle risorse, quanto dell’inserirla
meglio in un mondo che poi di queste cose ha bisogno. E qui
siamo all’avanguardia. E’ avanguardia per definizione quello
di cui noi parliamo. Quindi, il temere di andare fuori mercato
è una cosa… si può andare fuori mercato perché si sbaglia
qualche cosa o perché si sbaglia una ricerca o si sbaglia nei
costi o si sbaglia nella gestione. Ma non certo perché non ci
sarà domanda perché, su questo, credo sia impensabile. Allora,
noi dobbiamo avere da un lato l’ottimismo, che è sicuramente…,
dall’altro il sapere che tutta questa macchina è liberata da
una serie di impedimenti che l’attardano. Ripeto, di carattere
burocratico, perché no, di carattere verticistico, di
carattere anche un po’, se non vogliamo chiamare clientelare
che è una brutto termine, però fortemente lobbistico questo
sì. E allora, in questo, se noi portiamo il vento delle novità
anche nella concorrenza ecc. secondo me le risorse sono
possibili da avere in Europa come in Italia. Veniamo un
attimo, e brevemente (oltretutto mi scuso col dott. Sorrentino
se non ho accettato la proposta di andare a dopo il lunch).
Quindi cinque minuti per venire un attimo al discorso
sull’Italia, che è parallelo, che è analogo. Anche qua io
credo che le risorse pubbliche destinate al settore da parte
della mano pubblica italiana, attraverso l’Asi, siano
sufficienti a onorare gli impegni che il sistema-paese ha di
fronte nel settore. Certo, se a questi poi si aggiungono tutte
le ricadute di intervento. Leggevo in un articolo che mentre
per uno che investe la Nasa nel settore vi è un’aggiunta di
nove, per uno che investe l’Asi nel settore arriviamo a due,
due scarsi. Eh! E’ chiaro che questo non può essere un
rapporto accettabile. Questo è un settore, proprio perché è
d’avanguardia, in cui le risorse pubbliche sono sufficienti se
inserite in un contesto dinamico, in un contesto di stimoli,
un contesto che favorisce a sua volta… Da qui viene il compito
del politico, quel poco che può assumere (o quel tanto a
seconda del livello del politico) di responsabilità che il
politico può prendere. Io, è stato detto nella presentazione,
rappresento il Dipartimento ricerca di Forza Italia. Quindi in
qualche modo mi assumo la responsabilità di aver suggerito al
mio partito una serie di linee programmatiche, che poi sono
quelle che hanno portato, fra le tante e certamente non in
maniera decisiva, al successo elettorale del 13 maggio. Oggi
il Dipartimento è impegnato a far sì che queste stesse
richieste possano trovare quell’ascolto amichevole dal governo
amico che, evidentemente, possono diventare non più proposte
ma decisioni atte a sbloccare la situazione. L’Asi, l’ho detto
prima, non è un problema di risorse è un problema di
ingessatura, è un problema di trasferimenti automatici, è un
problema di seguire progettualità altrui e non sempre ben
localizzate come vertice, anziché farsi promotrice di. Quindi,
l’Asi deve poter diventare un elemento di propulsione
strategica in un settore strategico a patto che le competenze
su tutto il settore abbiano lo stratega. Il primo elemento,
infatti, la prima proposta di legge che noi abbiamo offerto al
presidente Berlusconi perché vi rifletta è quella di… e
soprattutto l’Asi, noi l’abbiamo fatto anche per altri enti di
ricerca perché poi problemi analoghi si pongono per l’Enea,
problemi analoghi si pongono un po’ meno per il Cnr, si
pongono per tutto il settore. Ma, adesso stiamo sull’Asi, a
maggior ragione sull’Asi dove l’interconnessione con
l’industria, l’interconnessione con settori strategici… E
stato fatto riferimento: sono membro della commissione esteri,
difesa, noi ci siamo riuniti in questi giorni più volte. Ma ha
senso che la commissione Esteri e Difesa ignorino le
potenzialità, le possibilità, i doveri che ci derivano da
questo settore? Mi parrebbe veramente… Allora, dicevo, il
settore di per sé strategico proprio perché tale deve trovare
un punto di riferimento unitario. Non possiamo noi costringere
le aziende, costringere ognuno di voi a inseguire il referente
al ministero Difesa, poi deve andare a trovarsene uno anche
agli Esteri, poi uno all’Industria e non trova poi
all’Ambiente gli bloccano tutto perché inquina. Cioè, questo
tipo di situazione rischia di disperdere energie preziose da
parte degli operatori e rischia di dare l’impressione al Paese
e all’estero, ai nostri potenziali partner, di non saper che
fare e non saper dove andare. Quindi, abbiamo anche poca
credibilità come politica estera. E aggiungo io di difesa se
non diamo l’impressione che su questa situazione siamo
padroni. Allora, il primo elemento che io credo debba essere
risolto è quanto prima riportare la competenza di tutto il
settore aerospaziale, e quindi con tutto quello che ne deriva,
sotto la presidenza del Consiglio. Cioè, questo settore che
vada alla presidenza del Consiglio, non può essere il
ministero vigilante e pur rispettabile ministero della
Ricerca. Intanto perché questo è un settore dove si fa una
ricerca tutta con legami, cioè ricerca pura ce n’è poca. E’
una ricerca che poi si traduce in nuovi materiali, in rapporti
col mercato. Lo sapete voi, è inutile che vi dica io quello
che quotidianamente fate. Allora, il problema è che lascialo
sotto la vigilanza al ministero Università e Ricerca diventa
un limitarlo. D'altronde se gli lasciamo le prerogative in un
paese dove poi il comma due dell’articolo tre prevede che… fa
sì che poi alla fine le decisioni le prendono davvero loro. E,
con tutto il rispetto per loro, non ne hanno la competenza. E
quindi bisogna togliere formalmente una competenza per evitare
il rischio che la competenza prevalga. Ma ripeto, senza per
questo denigrare l’autorevolissimo ministro in carica e chi la
controlla, che ha tutta la mia stima e tutto il mio rispetto.
Ma, quando poi si deve andare a ragionare: quale strategia ha
l’Asi, chi facciamo presidente dell’Asi, per far che cosa.
Sarebbe bene che non decidesse da sola perché l’Asi non è un
fatto privato del ministero Ricerca. Quindi il primo elemento
dovrebbe essere questo, cioè il riportarlo alla presidenza del
Consiglio come coordinamento e responsabilità di tutto il
settore. Altri provvedimenti, e ho concluso, dovrebbero
riguardare quello che dicevo prima: l’agevolazione della
partecipazione più diffusa di capitale privato e più
concorrenziale di aziende ai progetti. Dovrebbe essere anche
quella, è un altro aspetto importante, di una fruizione
maggiore e più agevole e non mediata dalle grandi aziende dei
frutti che questo settore può dare in termini di nuovi
materiali, di nuove tecnologie. La piccola e media industria
arriva a utilizzare i buoni frutti del settore troppo tardi, a
troppo altro costo, sempre mediata da altre aziende. Noi
dovremmo trovare il modo perché questo invece possa vederli
protagonisti diretti ai costi, evidentemente, che il mercato
impone, senza mediazione con interlocuzione diretta di questa
grande progettualità. E’ chiaro che per far questo dovremo
trovare il modo anche di coinvolgerla come aggregazione di
risparmi di capitali anche nel fattore di rischi degli
investimenti. E queste sono forme che si possono in qua lche
modo trovare. Io mi scuso e ringrazio per l’attenzione che mi
avete dato. |
Up
| |
| |