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| TELEPORTI
E TELECOMUNICAZIONI PLANETARIE -
Dibattito |
Sabatino Stornelli -
Telespazio Volevo fare una precisazione
riguardante l’intervento di Marconicchio, ed anche di
Patacchini. Il primo è relativo ai satelliti. L’intervento è
molto interessante e l’ho apprezzato molto. Però teniamo
presente, e questo l’ha ricordato anche l’ing. Pinto, prima,
che si va sempre più su un’integrazione. In particolare, per
l’Italia questo asset dovrebbe essere molto sostenuto perché è
un asset fondamentale, non solo in Europa. L’altro è – questa
è una domanda che rivolgo a Patacchini – sull’intelligenza a
bordo. Intelligenza a bordo è un bel concetto. Noi ci stiamo
lavorando perché la parte relativa al “on board processing” e
tutte le relative operazioni è molto interessante. Volevo
avere un commento. Anche perché è stato uno dei temi molto
dibattuti in ambiente anche di Agenzia Spaziale Europea
(ESA).
Arduino Patacchini - Direttore
dipartimento multimedia Eutelsat Un commento da parte
mia, adesso. Solo così per, un po’ aneddotico. Io ho
cominciato a lavorare in Telespazio nel ’76 ed il primo lavoro
che mi è stato dato era di definire un sistema di on board
processing. Siamo nel 2001 e ancora ne ho visti pochi volare
di on board processing commerciali. Probabilmente, il primo è
lo Skyplex su Ober 5 che in effetti è una forma di on board
processor commerciale e naturalmente c’era quello di Italsat,
su cui ho lavorato quando ero in Italia, e che è un on board
processing molto più sofisticato, ma destinato ad un mercato
di telefonia e quindi commercialmente, probabilmente, non ha
avuto il successo che avrebbe meritato. Per venire alla
domanda. Per noi, la nostra visione di intelligenza a bordo è:
ben venga l’intelligenza a bordo in quanto nella misura in cui
può semplificare l’intelligenza a terra. Cioè il problema dei
satelliti è, nei servizi, i costi dei terminali e i costi del
segmento spaziale e l’intelligenza a bordo ha un senso
soltanto in quanto può semplificare questa fase. Ci rendiamo
conto che l’intelligenza a bordo può complicare il controllo
del satellite, ma questo è limitato alle stazioni di controllo
e fortunatamente c’è una grossa esperienza da parte degli
operatori, compreso Telespazio naturalmente, nel controllo del
satellite a terra, ma non deve assolutamente complicare il
terminale d’utente altrimenti si avrebbe l’effetto contrario.
E, siccome non c’è nulla che uno possa fare sul satellite che
non possa fare a terra, tanto vale farlo a terra. Quindi,
questa è un pochino la nostra filosofia; è il discorso che
teniamo continuamente con l’ESA negli sviluppi che facciamo
insieme e discussioni per l’on board processing in futuro, che
la scelta deve essere commerciale e certamente deve portare a
una riduzione grossa del costo del segmento
terrestre.
Franco Marconicchio -
Responsabile telecomunicazioni e navigazione
dell’ASI Io devo ringraziare Sorrentino. Non so se lo
ha fatto apposta perché vuole sentire un altro pezzo di mio
intervento. Ovviamente ho focalizzato l’intervento
sull’elemento più appariscente della cosa. Tu hai ragione,
anzi vorrei dire che proprio la capacità sempre sviluppata in
Italia nelle medesime tematiche di cui ho detto, ha consentito
da un lato a Telespazio che tu rappresenti di essere parte
importante della progettazione di un sistema quale Astrolink,
citato dal dottor Pinto più volte oggi – se no Telespazio non
stava lì dentro come capacità, proprio perché ha fatto tutta
la parte di Italsat che lega alla matrice di bordo. Seconda
cosa il successo delle coveries actions, che sono in corso
adesso su Arthemis. Le stesse capacità sviluppate per i
sistemi italiani hanno consentito questo successo, direi
unico, che forse non viene compreso in maniera adeguata –
spero venga anche pubblicizzato ad un certo punto in maniera
adeguata – perché purtroppo c’è stato un problema tecnico, e
questo lo sanno tutti, nel lancio di Arthemis, le under
performance che si sono avute hanno portato il satellite – Ma
qui mi vorrei focalizzare sul lato positivo, in una situazione
assolutamente anomala per il progetto di un satellite di
telecomunicazioni per orbita geostazionaria. Il fatto che si
sia sparato un motore da apogeo a perigeo con successo tre
volte; il fatto che sia stata portata l’orbita da 17.000 a
31.000 chilometri, se ricordo bene, circolare; il fatto che si
riesca con delle manovre che non esistono nella progettazione
normale di un satellite per telecomunicazioni, a portare
questo satellite nel corso dei prossimi mesi fino in orbita
geostazionaria consentendogli di iniziare e di portare avanti
una vita operativa che pare si stimi nell’ordine di cinque
anni, o qualcosa di simile, consentendo ad Eutelsat, che ne
utilizzerà una parte, e agli altri interessati, compresi noi,
di valutarne i risultati, credo sia parte del successo della
nostra linea di intervento italiana. |
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