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| TELEPORTI
E TELECOMUNICAZIONI PLANETARIE |
Franco
Marconicchio - Responsabile telecomunicazioni e
navigazione dell’ASI Innanzitutto grazie per averci
invitato a questa interessante carrellata di opinioni sulle
telecomunicazioni globali. Vorrei esaminare il problema delle
telecomunicazioni via satellite globali da un altro punto di
vista, rispetto a quello gli oratori che mi hanno preceduto.
Ovviamente il mercato è fondamentale perché il mercato
garantisce revenue e quindi garantisce la sopravvivenza delle
aziende e garantisce la sopravvivenza dei sistemi e la
competitività. Però bisogna ricordare che per poter essere sul
mercato bisogna avere dei prodotti, bisogna avere dei servizi.
Il dottor Pinto ci ha illustrato all’inizio e Arianespace in
questo momento la competitività e la capacità delle due entità
rappresentate da loro per quanto attiene la parte servizi di
telecomunicazioni e per quanto attiene la parte lanci. E però
per fornire servizi di telecomunicazione e per fornire lanci
c’è bisogno di avere in un caso gli apparati, i satelliti e i
sistemi, e dall’altro i lanciatori. Ora, il ruolo europeo e
quindi italiano in questo tipo di particolare nicchia, cioè
quella delle tecnologie spaziali per i lanciatori lo lasciamo
a successivi interventi. Per quello riguarda la parte
telecomunicazioni, credo che vada messo un attimo in evidenza
che cosa l’Italia fa nei sistemi satellitari, cioè in realtà
cosa l’Italia sa fare, dove si colloca, di quali tecnologie
dispone. Perché, senza questo, ovviamente, telecomunicazioni
si possono fare, ma i satelliti saranno americani, saranno
europei, saranno di consorzi vari, ma anche giapponesi. Quindi
l’importante è capire che cosa l’Italia ha fatto, cosa sta
facendo e cosa intende e può ragionevolmente fare in questo
specifico settore. Ovviamente la tecnologia da sola non è
garanzia del successo commerciale di un’impresa. Ma senz’altro
è un paradigma necessario, altrimenti si compra solo. Allora,
l’Italia – credo sia noto a tutti, ma lo ricordo brevemente –
ha una vocazione abbastanza chiara nelle tecnologie delle alte
frequenze di telecomunicazioni via satellite. L’Italia ha
iniziato insieme agli altri grandi partner europei all’inizio
degli Anni Settanta. Ha messo in orbita un primo satellite
geostazionario che ha operato alle frequenze che oggi sono
quelle commerciali della televisione diretta, che tutti noi
riceviamo – si chiamava all’epoca satellite Sirio – ha
proseguito a bordo del segnale ricevuto da terra. Faccia un
attimo un chiarimento su questo punto. Normalmente, i
satelliti e la maggior parte di quelli che ancor oggi vengono
utilizzati commercialmente non elaborano il segnale a bordo,
cioè sono dei semplici ripetitori che ricevono il segnale
trasmesso da terra e lo rinviano avendolo semplicemente
scalato di frequenza. Ora per poter consentire le prossime
frontiere della telecomunicazione satellitare, che sono in
larga banda, multimediale soprattutto e sicuramente è l’area
nella quale i satelliti daranno il loro contributo nel futuro,
c’è bisogno di fare elaborazione del segnale a bordo.
L’elaborazione del segnale a bordo inizia con due satelliti
nella storia dello spazio. Il primo è un nostro satellite, il
sistema Italsat, lanciato all’inizio degli Anni Novanta, di
cui un satellite è ancora in orbita, e credo che questo sia
poco noto. Un altro è il satellite americano ACTS, lanciato
nel ’92 e che ha terminato la vita alcuni anni fa. Questi due
satelliti hanno un pregio tecnologico fondamentale: quello di
aver dimostrato che la commutazione, cioè l’elaborazione dei
segnali a bordo, può essere fatta e, almeno i satelliti
italiani, hanno il pregio di aver dimostrato la capacità
italiana di farli perché, ovviamente, se no rimaneva la
capacità americana. A tutt’oggi, in Europa, satelliti a
commutazione a bordo non sono stati fatti da altri partner
europeo. Ci sono compartecipazioni, ci sono interessi, ci sono
movimenti del mondo industriale europeo verso questo settore
perché è evidente a tutti, dopo gli insuccessi IRIDIUM e,
direi abbastanza prossimi, di Global Star in termini
commerciali, ma non tecnologici – tengo a distinguere i due
aspetti, tra tecnologico e commerciale – è sicuramente la
prossima frontiera importante per i satelliti rimane quella
della multimedialità, cioè del larga banda, offerto con
capacità significativa. Naturalmente significativa rispetto
agli standard precedenti dei satelliti. Logicamente questo non
significa che i satelliti possano né sostituire e in qualche
caso possono solo complementare le reti terrestri. Le reti
terrestri in fibra ottica hanno una disponibilità di capacità
che è assolutamente infinita rispetto al satellite. Allora ci
si pone una domanda: perché investire nella tecnologia
spaziale quando esistono delle belle fibre ottiche, si possono
mettere a terra e finisce tutto lì. Beh, il problema è un
pochino più completo e complesso di questo. Sicuramente le
fibre ottiche ci sono, ma sicuramente le fibre ottiche non
arrivano dovunque, prima di tutto. Il tempo di arrivo di una
fibra ottica o di un sistema anche radio è piuttosto lungo. Il
sistema satellite ha un pregio unico che va sfruttato e
compreso: arriva immediatamente, nel momento in cui il
satellite viene acceso. Il sistema satellite consente di
selezionare le aree su cui irradiare, perché logicamente non
tutti hanno bisogno di tutto. Ma il satellite ha anche il
vantaggio di poter dare segnale ove non c’è necessità
commerciale, ma ove ci sono altre necessità di segnale. Direi
che, purtroppo, gli eventi recentissimi – ed è obbligo farne
riferimento – rendono evidente la necessità e il ripensamento
di alcune strategie, in tutti i settori. Ovviamente in quello
delle comunicazioni la vulnerabilità dei sistemi è un elemento
chiave. Il fatto che i sistemi satellitari per la parte in
volo siano meno vulnerabili di altri sistemi è abbastanza
evidente. Il fatto che poi le comunicazioni vadano protette è
una questione di tecnologia. Quindi, diciamo che per i sistemi
di telecomunicazioni l’Italia ha un’ambizione. Non basata sul
nulla o su velleità, diciamo, nate oggi. L’Italia fin dagli
Anni Sessanta – come detto – ha una tradizione culturale,
industriale, di capacità realizzativa provata con sistemi in
orbita nei settori delle alte frequenze – e, ricorderò, i
multimediali viaggeranno sulle alte frequenze, cioè sulle
bande 20/30, cosiddette bande KA – abbiamo aperto con le bande
che allora erano altissime ed è la 1812 GHz, che oggi ha 12 in
ricezione, sono quelle della televisione diretta. Quindi
questo obiettivo rimane l’obiettivo fondamentale italiano
globale. La strategia italiana nelle telecomunicazioni si
impernia nel mantenere questa capacità nazionale. Capacità che
deve connotare la nostra presenza industriale e di servizi nel
mondo delle telecomunicazioni via satellite. Importante, è
stato menzionato poco fa dalla dottoressa Bouzitat, c’è nel
nostro orizzonte la conferenza ESA perché ovviamente l’Italia
non può più considerarsi in grado di sviluppare da sola propri
sistemi, a meno che questi non siano dettati – parlo per l’ASI
– da bisogni governativi che quindi la pongono indubbiamente
in un’area al di fuori del mercato. Allora l’Italia, quindi,
in termini di sviluppi e di realizzazioni non può pensare di
collocarsi al di fuori del contesto europeo e della
collaborazione con gli altri partner europei. Per cui la
prossima conferenza ministeriale, alla quale verrà presentato
da parte dell’ESA un piano delle telecomunicazioni
estremamente importante, che vede ovviamente il consenso di
larga parte degli altri grandi paesi europei. Questo piano è
imperniato esattamente sulle due linee portanti che sono le
linee nelle quali si prevede l’espansione maggiore, quindi la
possibilità maggiore di ruolo dei sistemi satellitari, cioè la
linea del multimediale e la linea del mobile, cioè del
cosiddetto SUMTS. Ovviamente questa seconda parte è molto
importante per le tecnologie perché, al di là della
possibilità di complementare, integrare, anticipare sistemi
UMTS, cioè terrestri, sicuramente questo tipo di applicazione
ha una valenza direi quasi strategica. Per cui, il disporre di
satelliti che comunque integrino queste reti, ne evitino il
possibile, diciamo, collasso in casi vari e ne consentano
comunicazioni con i mezzi mobili sono un elemento
fondamentale. Anche qui lo sforzo italiano è importante per
mantenere una reale capacità. Perché, vorrei fare un paragone
diverso: le belle scarpe piacciono a tutti andiamo nel negozio
e le compriamo però bisogna saperle fare. Allora l’Italia nel
caso delle ”scarpe” satellitari, i satelliti di
telecomunicazioni, si muove da sempre nella linea della
multimedia e della mobile dei sistemi di mobilità. Direi,
quindi, che di questo dobbiamo essere in qualche modo sia
grati ai nostri Governi che hanno permesso di dedicare risorse
adeguate a questo scopo, adeguate naturalmente per la
dimensione italiana. Risorse che, tuttavia, hanno permesso di
raggiungere degli obiettivi significativi che, forse, con ben
maggiori risorse altre nazioni non hanno raggiunto nello
stesso modo. Seconda cosa, direi, c’è una svolta importante,
strategica in questo momento: o l’Italia prosegue, come noi
auspichiamo, in questa direzione o c’è, comunque, in queste
evoluzioni e direi anche evoluzioni dell’Europa e delle
strutture dei sistemi industriali europei, un rischio
abbastanza evidente che l’Italia - e quando parlo d’Italia
intendo l’industria italiana, la capacità quindi italiana di
fare perché la capacità di fare fa nell’industria italiana –
possa scomparire. Questo è un elemento che noi abbiamo
evidenziato alle nostre autorità governative, credo che sia
stato recepito e che, quindi, consentirà all’Italia di giocare
– la risposta positiva ovviamente che ci aspettiamo dal
Governo – quel ruolo che ha giocato fino adesso,
consentendogli di mantenere questa capacità. |
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