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IL PROGETTO GALILEO, SFIDA MULTIDISCIPLINARE
Franco Marconicchio - Responsabile telecomunicazioni e navigazione dell’ASI
Grazie di nuovo. Sì, le domande sono chiare, le risposte spero saranno abbastanza chiare, nei limiti del possibile. Perché? Intanto va fatta un punto di chiarezza su un ruolo fondamentale, direi che forse sfugge un attimino, dell’Unione europea in Galileo. Galileo nasce con un’idea direi fondamentale di cui forse ci si è resi conto poco dell’importanza. Idea che è nata nell’Unione europea e che, grazie alla Commissione, è stata il punto di partenza di questa operazione Galileo. L’idea portante è quella, e dobbiamo dirla chiaramente, dell’indipendenza del sistema Europa da mezzi di comunicazione e, in questo caso non proprio di comunicazione ma in senso lato lo possiamo considerare di comunicazione, mezzi di localizzazione che in effetti hanno una valenza strategica. Non mi soffermo su questo aspetto, credo che sia stato addirittura trattato ieri a margine di un’altra, diciamo, sessione di questa conferenza. Ma il punto fondamentale è il seguente: sicuramente nessun paese europeo (Francia, tanto per citare il paese più evoluto da questo punto di vista, ma Germania, Inghilterra, Italia) avrebbe potuto attivare un programma di queste dimensioni. Che avesse per obiettivo quello di dotare l’Europa di un sistema di navigazione satellitare. E quindi la necessità direi globale dell’Europa di averlo. Però, l’Europa è formata da vari paesi. Quindi, quando si scende dalle idee bellissime alla pratica attuazione di una realizzazione di questo genere nascono delle contraddizioni in termini che non facilmente vengono superate. Allora, cominciamo con i punti fondamentali. Credo che le presentazioni precedenti ci abbiano fatto vedere come Galileo sia ben impostato, come sotto il profilo industriale non ci siano problemi a realizzarlo, come gli stessi studi che fino ad oggi si sono portati avanti hanno dimostrato l’interesse commerciale, economico, di valore aggiunto che il programma ha. Tutto questo va benissimo. Quindi l’Europa è in grado di sviluppare questo programma. Però, bisogna porsi la domanda: sono tutti i paesi europei che finanziano questo programma disponibili a muoversi nella stessa direzione indicata dalla Commissione? Eh, la domanda ha vari livelli di risposta. Al primo livello sì, e infatti tutti i grandi paesi partecipano a Galileo, tutti i grandi paesi dichiarano interesse ad un investimento importante (l’Italia fra questi non solo lo ha dichiarato ma con una legge del parlamento ha anche definito l’ammontare della sua partecipazione). Quindi l’Italia, fra gli altri paesi, è uno dei fondatori, diciamo dei sostenitori principali di questo programma. Tuttavia altri importanti paesi hanno delle visioni su Galileo che non sono perfettamente allineate. Allora, questo è normale. Rientriamo nella logica che tutti conosciamo molto bene nel piccolo di casa nostra del condominio. Però, la logica del condominio è abbastanza delicata in un programma spaziale di queste dimensioni. E soprattutto un elemento manca in questo programma ed è l’unicità della gestione globale del programma. Unicità che noi italiani abbiamo tentato di portare sotto l’Esa perché, sostanzialmente, l’unica organizzazione europea in grado di pilotare un’avventura di questo genere avendone la capacità tecnica, tecnologica, l’esperienza e tutta la struttura pronta per farlo (e qui parliamo di oltre un centinaio di grandi aziende europee che lavorano contemporaneamente) esisteva, non si doveva inventare. Conseguentemente utilizzare gli strumenti che ci sono, peraltro europei, sembrava una cosa e a tutt’oggi sembra una cosa di una banalità estrema ma che non buca il video. Perché in effetti ci sono degli altri importanti paesi, dei quali bisogna tenere conto e quindi nei negoziati bisogna muoversi in maniera da non rompere, considerando che il plateau comune è l’interesse almeno dichiarato di fare, alcuni paesi europei e la stessa Commissione, debbo purtroppo dire, che dopo avergli reso onore per la grande idea e per averla varata, per averla imposta all’Europa, ha incominciato a porre delle esigenze di leadership gestionale che sono effettivamente un pochettino difficili da mantenere. Perché o una struttura, e parlo della Commissione in questo caso, ha la capacità gestionale di livello adeguato per un programma da tre bilioni di euro minimo a sei bilioni di euro valore a regime, beh oppure non se la può dare con il treno che viaggia. Conseguentemente noi ci troviamo ad aver sviluppato una prima fase che ha permesso di arrivare ai risultati che ha presentato l’ing. Viriglio (non mi dilungo sui risultati tecnici, in questo momento mi sembrano meno importanti), una seconda fase che è partita ed è in corso e si concluderà ai primi dell’anno prossimo, e una terza e definitiva fase che dovrebbe attestare allo sviluppo completo di questa infrastruttura che partirà solo e soltanto se la conferenza ministeriale dell’Esa a novembre dichiarerà la disponibilità dei paesi membri a porre sul tappeto 500 milioni di euro. E solo se la successiva conferenza ministeriale trasporti in sede comunità europea dichiarerà l’analoga disponibilità per l’analoga somma. Ora, queste conferenze ministeriali non sono né l’Esa né la Commissione né l’Unione europea, sono i paesi membri. E, in queste conferenze ministeriali ciascun paese membro fa valere le proprie ragioni più o meno, diciamo, legittime. Ovviamente, legittime dal punto di vista di chi le pone. Il punto del dibattito che è in corso in questi giorni, sul quale l’Italia credo abbia abbastanza chiaramente, almeno fino ad oggi, ma mi pare anche in futuro (questi sono i segnali che abbiamo) dichiarata la propria posizione. E’ quella di dire: il treno è in corsa, l’Europa se vuole portare avanti questo progetto non può perdere tempo a creare nuove invenzioni, quello che si può fare è affidare comunque la gestione della fase di sviluppo a un organo preposto a questo che già esiste. Alla fine si arriverà a questa soluzione. Però credo che ci sarà una certa serie di difficoltà di tipo politico, di do ut des di tipo politico. E veniamo quindi al ruolo italiano. E’ chiaro che il ruolo italiano, che si basa su una decisione presa di partecipare al programma, tanto è vero che c’è una legge, non è comunque una decisione che può essere spesa al cento per cento in qualsiasi situazione. Quindi, fino ad oggi, l’Italia ha ottenuto, grazie a questa sua posizione, dei riconoscimenti importanti. L’Alenia è prime di questo programma. Le altre aziende italiane partecipano alla realizzazione, agli studi, eccetera. Però non è detto che cambiando alcuni paradigmi di questo gioco non ci si trovi di fronte a leadership di altra natura, totalizzanti o meno, sulle quali bisogna riflettere. Quindi, il progetto Galileo, da un punto di vista tecnico-tecnologico è ben avviato. Da un punto di vista delle decisioni, beh, ci sono ancora, diciamo, due ministeriali da superare. Sicuramente c’è un elemento fondamentale da superare: il progetto Galileo doterebbe l’Europa di uno strumento indispensabile, altrimenti l’Europa non esiste più. E’ un po’ il discorso che facevo prima, nell’ambito del precedente pannello, sulle telecomunicazioni che ridotto, nel caso di prima all’Italia – se l’Italia non fa certi investimenti per mantenere una sua capacità nei sistemi di telecomunicazioni spaziali è destinata. Che questa è anche una scelta, ma non è, sicuramente, quella sulla quale ci si è mossi fino adesso, non è certo la scelta fatta dall’Unione Europea, dalla Commissione Europea. Secondo punto: Galileo, nell’attuale progetto, ha un elemento importante che lo porrà, diciamo, leggermente in anticipo ma sicuramente – dato che il GPS fa un’operazione di miglioramento, di upgreeding nella prossima generazione – lo pone, per lo meno, al livello del GPS di terza generazione, quello della cosiddetta global integrity. Non mi dilungo sul significato tecnico della parola e su cosa significa comunque, oggi, i sistemi attuali civili non hanno la cosiddetta global integrity che consente, in effetti, di controllare sistemi aerei e sistemi di varia natura in maniera da fare riferimento limitato alle strutture a terra, localizzate nelle singole aree geografiche. Se voi – purtroppo rifaccio un cenno ai noti e tristissimi fatti del mese scorso – pensate a fatti di quel tipo, vi rendete conto della vulnerabilità di sistemi che facciano riferimento troppo spinto a infrastrutture a terra. Conseguentemente, Galileo non sfugge a nessuno così come GPS e così come GLONAS, sono sistemi di una delicatezza unica, sotto il profilo della sicurezza e del possibile uso distorto che se ne può fare. Quindi, Galileo ha tutti gli elementi importanti per garantire all’Europa una sua posizione adeguata nel novero dei grandi sistemi quali quello americano un po’ meno, come ci diceva prima l’ingegner Viriglio, quello russo che a seguito dei noti fatti è un po’ decaduto. Tuttavia, questa realizzazione vede differenti opinioni fra i partner europei in questo momento e questo è l’elemento che va considerato attentamente. Vorrei concludere dicendo l’Agenzia, l’ultimo punto: l’Agenzia è un concetto, per il momento mettiamolo nell’area dei concetti filosofici. Per Agenzia si intende, genericamente, l’insieme di tutte le funzioni di controllo, di regolamentazione, di indirizzo, di gestione del sistema. Voi sapete che, oggi, la tecnologia delle comunicazioni consente di avere queste funzioni in rete, piazzate in molte località. Quindi, parlare di Agenzia in senso generale significa solo usare un nome per dare un concetto. Quando si dice che l’Italia ha interesse ad avere sul suo territorio l’Agenzia, ovviamente si usa una parola generale per dire che l’Italia ha interesse ad avere sul suo territorio elementi qualificanti, sicuramente non tutti. Non è possibile, anche per questioni tecniche, tra parentesi, del controllo di questa costellazione. Ora, ci sono in questo sistema di controllo vari livelli: il livello politico, voi sapete tutti che questi sistemi sono soggetti al cosiddetto denial cioè la negazione di servizio su aree critiche e questa è una decisione politica, non può esser presa dai tecnici che operano al sistema. Ci sono aspetti di sicurezza, quindi anche l’Agenzia avrà delle sezioni, delle aree che si dovranno occupare degli aspetti di sicurezza del sistema. Ci sono aspetti commerciali di tariffazione e di servizio: l’Agenzia avrà una fetta che si occuperà di questi aspetti. Ci sono aspetti legati al comando e controllo della costellazione dove sono coinvolti tecnologie, uomini, mezzi, rimpiazzi, operazioni ventennali. Credo che in realtà in Italia si intenda portare qualcosa delle parti politiche, ma soprattutto delle parti tecnico-tecnologiche, perché su questo l’Italia ha degli elementi fondamentali da giocare, di capacità, di infrastrutture già disponibili, di tecnologie e di interessi, anche in termini di aumento dell’occupazione qualificata. Però che cosa l’Italia riuscirà a portare realmente sul territorio italiano è un problema di alto negoziato politico; non può risiedere solo a livello nostro, tecnico, o dei tavoli operativi sui quali stiamo operando in questo momento, perché non è un mistero che analoghe volontà ce l’ha la Francia, che conta qualcosa in Europa, come tutti voi sapete, ce l’ha la Germania; insieme alla Francia vorrei dire che ce l’ha la Spagna. Quindi non siamo isolati in questo desiderio e, come tutte le cose importanti, richiedono una battaglia fatta molto bene, molto approfondita, a tutti i livelli, avendo molto chiaro che cosa si vuole poi alla fine portare a casa e avendo anche chiaro che poi veniamo giudicati in Europa sul pedigree che presentiamo. Perché noi possiamo anche chiedere la luna nel pozzo, ma se poi l’Italia non è titolata da passate esperienze, da capacità e da ben documentate prove – a dire, io questo lo chiedo perché – veniamo benissimo messi da parte. Abbiamo gli elementi. Credo che possiamo comunque farcela. Grazie.
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